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Pubblicato il Maggio 3, 2013 | da Sergio

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Intervista a Giovy blogger di Emotion Recollected in Tranquillity

La prima domanda non può che essere: chi è Giovy? cosa fa nella vita oltre a viaggiare? che formazione ha?

La Giovy è una sbrindola, una che gira tanto… così mi diceva sempre mia madre. Io sono una normalissima persona che è nata in una famiglia di gente che amava viaggiare. Ho sempre avuto una passione grande per la scrittura e le lingue straniere. Dopo il liceo linguistico sono andata subito al lavoro, riprendendo l’università qualche anno dopo da studente-lavoratrice. Avendo già un lavoro nella florida industria tessile del Nord Est, ho coltivato all’università la passione per la storia dell’America Latina. Attualmente mi occupo di Web Marketing.

La seconda domanda è apparentemente banale, ma visto che ogni globetrotter ha una sua risposta, non possiamo esimerci dal fartela. Perché ti piace viaggiare?

Viaggiare è come respirare per me. Come dicevo prima, mi ci hanno abituata fin da piccola e quindi per me pensare a piccoli grandi spostamenti ogni tot di tempo era normale. Quando cominci a conoscere il mondo a 4 anni ti resta dentro la curiosità grande di andare oltre. E quella curiosità in me non si è ancora placata.

A noi piace pensare che per scegliere la prossima meta fai girare il mappamondo tipo roulette russa e poi punti il dito. E’ così? Se invece è una scelta più ponderata, con quali criteri decidi la tua prossima meta?

Di solito mi sento bussare dentro quando nasce un nuovo viaggio. Sarà femminile come pensiero, ma è come se mi svegliassi al mattino e sentissi qualcosa di nuovo in me. E’ dentro me, lo faccio crescere e lo faccio nascere. Devo dare voce a questa sensazione concretizzando una partenza che va organizzata, esplorata, sentita. Ammetto però di essere partita a caso a volte, per impegnare dei giorni che altrimenti mi avrebbero vista in casa a non far nulla.

Ci racconti brevemente l’avventura più interessante che ti è capitata in viaggio?

Ogni viaggio che ho fatto ha una particolarità da raccontare, ma voglio citarti quella volta che in Senegal andai, il giorno di Natale, a sentire la messa in un villaggio di etnia Sérère. Ero in Africa da sola e avevo conosciuto un volontario di un’associazione non governativa e un prete senegalese proprio di questa etnia. Siamo andati nel suo villaggio natale dove lui avrebbe celebrato la messa. Che tu fossi cattolico o no, quella celebrazione sarebbe stata capace di convertire un infedele. Non dimenticherò mai l’intensità di quei momenti e del fatto di sedersi a terra, sotto il baobab, per un pranzo comunitario a base di cous-cous mangiato con le mani. Durante il viaggio verso il suo villaggio ci si è anche piantato il fuoristrada nella sabbia. Mi sembrava di essere alla Parigi-Dakar.

Di tutti i Paesi che hai visitato in quale ti piacerebbe vivere e perché? Sai già quali saranno le prossime mete di viaggio nel 2013?

Io sono una grande Britan Lover. La Gran Bretagna è un mondo che adoro. Due sono le città nelle quali andrei a vivere subito: Liverpool e Berlino. In quei due luoghi ho visto davvero la possibilità di svegliarsi al mattino e avere un futuro.

Questa domanda è per soddisfare una curiosità: cosa significa e da dove arriva il nome del blog Emotion Recollected in Tranquillity?

Qui salta fuori la mia vena letteraria. Emotion Recollected in Tranquillity è tratto da una frase scritta da uno dei miei poeti preferiti: William Wordsworth. Lui diceva che la poesia è un uomo che racconta ad un altro uomo un’emozione ricordata in un momento di tranquillità. Per me è lo stesso con i racconti di viaggio: parto, entro nel territorio da esplorare, torno e rielaboro. Le mie emozioni hanno spesso bisogno di “sedimentare” per essere raccontate.

Sul tuo blog ormai ci sono centinaia di post che raccontano itinerari, esperienze, luoghi, consigli e modi di fare e di essere durante un viaggio. Come e quando ti sei inventata travel blogger? Durante quale viaggio ti è venuta voglia di raccontare la tua avventura?

A casa ho un baule pieno di ricordi. C’è dentro di tutto, compresi almeno 10 diari di viaggio pieni di esperienze. Ero solita riciclare le vecchie agende che le banca era solita regalare ai miei o all’ufficio dove lavoravo e le facevo diventare il mio compagno di viaggio. Il primo diario risale al 1993 quando sono andata negli Stati Uniti per la prima volta. Ho sempre scritto tantissimo. Due anni fa, tornata dall’ennesimo viaggio in Galles, ho aperto il blog. Così per caso. Sono semplicemente passata dalla carta al web.

Quanti sono i lettori affezionati, quelli che per nulla al mondo si perdono un tuo post o un itinerario di quelli che proponi? Quanti feed hai?

Non mi sono mai messa a guardare i feed. Devo essere sincera. Ho una buona percentuale di visitatori di ritorno che cresce di mese in mese. A volte capita che ci sia chi mi scrive al mattino cose del tipo “non ho visto un tuo post, stai bene?”

In assoluto qual è stato il post di cui vai più orgogliosa?

Cavolo, ce ne sono tanti. Ora come ora mi viene in mente “Someone Like Wales

Consideri il ‘travel blogger’ un’attività o rimane solo un bellissimo hobby?

Anche se non mi dà da vivere, è comunque un’attività che richiede la stessa dedizione e l’impegno di un lavoro.

Su quali canali promuovi il blog? Come fai a seguire senza impazzire Facebook, Twitter, MySpace, Linkedin, ASmallWorld, Hi5, Orkut, Google+, ecc ecc ecc?

Utilizzo moltissimo Twitter, seguito a ruota da Facebook e Google+

Quali strumenti tecnologici non mancano mai nel tuo bagaglio? Quali oggetti che altri considererebbero superflui porti sempre con te (es: portafortuna, post-it, parastinchi …)?

Quando viaggio dimentico la tecnologia. Mi limito al caricatore dello smartphone. Per quanto riguarda gli oggetti strani, porto sempre con me il mio poncho rosso. Mi protegge da ogni tormenta.

Quali sono secondo te i Travel Blogger più interessanti in lingua italiana?

L’Italia non è un paese per Travel Blogger. Mi vien da dire così. C’è tanta gente brava ma la nazione recepisce poco. Io ammiro moltissimo Barbara Oggero e il suo Reporter per Caso. Lei è un’ottima fotografa e sa raccontare il mondo in un modo molto personale e d’effetto.

Infine, da giovane-vecchia saggia viaggiatrice-blogger: qual è il primo consiglio che daresti a chi volesse aprire un Blog di viaggi?

Il consiglio è semplice: be yourself e come dicono i Clash “go easy, step light and stay free”. Bisogna cercare di essere se stessi e trovare il proprio modo personale di raccontare il mondo.

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A proposito dell'autore di questo post

Giornalista professionista, appassionato di animali e viaggi, cibo e informatica. Sognatore di professione, cerco di rendere migliore questo mondo raccontando e raccogliendo le piccole esperienze quotidiane che messe insieme fanno una vita. I miei figli dicono che è più facile saltarmi che girarmi intorno. Ma quella è solo apparenza. La sostanza è una costante attenzione per le cose belle e buone che questo mondo ci mette tutti i giorni nel piatto.



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