Italia Pane e mortadella

Pubblicato il gennaio 26, 2011 | da Sergio

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Bologna città della gola

7 città per 7 vizi capitali. Bologna: la gola

E’ il vizio più carnale, quello che si esprime con il proprio corpo, quello che coinvolge il singolo, senza alcuna interazione con ‘l’altro’. L’ingordigia insomma, il bisogno o la voglia di esagerare con i piaceri della tavola, nel mangiare e nel bere.

Dante così la descrive:
“Qual è quel cane ch’abbaiando agogna,
e si racqueta poi che ’l pasto morde,
ché solo a divorarlo intende e pugna, …”

E anche Sant’Agostino se ne occupa e nelle ‘Confessioni’ scrive:
“Sebbene io mangi e beva per la mia salute, vi si aggiunge come ombra una soddisfazione pericolosa, che il più delle volte cerca di precedere, in modo da farmi compiere per essa ciò che dico e voglio fare per salute. La misura non è la stessa nei due casi: quanto basta per la salute è poco per il piacere, e spesso non si distingue se è la cura indispensabile del corpo, che ancora chiede un soccorso, o la soddisfazione ingannevole della gola, che, sotto, richiede un servizio” (Le confessioni, 44).

Chi nasce e vive a Bologna sa benissimo di cosa si parli, ma per fortuna ha imparato, essendo Bologna anche la Dotta, a governare il vizio di Gola. Ma il povero turista ignaro, o meglio vittima consapevole, al vizio di Gola non sa sottrarsi e tra i portici del centro storico intorno a Piazza Maggiore, tra trattorie e ristoranti, si rifugia a soddisfarlo sperando che la bilancia poi, con umana pietà, menta.

La tradizione culinaria

Tagliatelle, tortellini, tortelloni, lasagne, mortadella, cotolette, passatelli, ragù, maiale, crescentine, gramigna, friggione, pancetta, cappone, gallina e naturalmente i formaggi e per finire la pinza, ciambella di pastafrolla con uva sultanina, mandorle, noci, pinoli e mostarda di mele cotogne unita alla marmellata di prugne. Impossibile resistere a questi peccati di Gola, e non a caso il Petrarca definì Bologna “la Grassa”.
La cucina e la gastronomia bolognesi hanno origini lontane: nel Medioevo la città era già famosa per i cuochi e tradizione vuole che il tortellino sia stato ideato pensando all’ombelico di Venere e che le tagliatelle siano state inventate a somiglianza dei lunghi capelli biondi di Lucrezia Borgia in occasione delle sue nozze con Alfonso d’Este, Duca di Ferrara.
Ma la fortuna della cucina bolognese è stata l’Università, la concentrazione di tradizioni e gusti provenienti da luoghi tanto disparati che hanno arricchito il gusto, e la Gola, della tradizione locale. Già nel Trecento in città c’erano oltre 170 osterie che offrivano ai viandanti, agli studenti, ai dotti che frequentavano l’antico Ateneo piatti prelibati e ricchi di gusto e ingredienti che arrivavano dalle campagne vicine.

Ristoranti e trattorie a Bologna

Difficile dare indicazioni precise su dove dirigersi per mangiare a Bologna, non esiste infatti una sola via o un solo quartiere dove si concentrino i migliori ristoranti e trattorie. Ci sono le più zone famose forse, quelle che le guide turistiche indicano come le più certe dove trovare delle ottime cucine. Ad esempio in Via Caprarie, dove si alternano ristoranti con cucina locale e ristoranti di altre tradizioni, romana in particolare, o Via Drapperie, vicino alla Torre degli Asinelli, che fa angolo con Via degli Orefici che incrocia Vicolo dei Ranocchi e che sfocia in Via Peschiere Vecchie. Siamo nel centro storico, a due passi da Piazza Maggiore.
In tutte le vie perpendicolari a Via dell’Indipendenza ci sono ristoranti internazionali e pizzerie, così come nella zona a sud di Piazza Maggiore, compresa tra via 4 Novembre e via Barberia. Intorno alla Stazione Centrale, tra Piazza medaglie d’Oro, Piazza dei Martiri 1943-1945 e il Parco della Montagnola, ci sono diversi ristoranti a cucina prevalentemente internazionale che offrono naturalmente anche le specialità locali e tradizionali bolognesi.
E se la sazietà di Gola non basta, e anche la vista vuole riempirsi di gusto, basta fare un giro nel Mercatino delle Erbe o a quello del pesce. Il primo che scorre tra i portici di Via Ugo Bassi e offre alla vista ogni ben di Dio tra frutta, verdura, formaggi e salumi, mentre il secondo, appena lì vicino, in ogni momento dell’anno offre ai turisti e ai cittadini il migliore pesce fresco dei mari di tutto il mondo.

Bere a Bologna

Naturalmente la tradizione culinaria va di pari passo con quella enologica, e quella Emiliano-romagnola è altrettanto ricca. Tra i bianchi possiamo citare l’Albana di Romagna, il Bosco Eliceo, il Pignoletto classico, il Trebbiano, il Pagadebit. Tra i rossi il più famoso è il Sangiovese di Romagna, il Lambrusco di Sorbara, di Grasparossa e di Santa Croce, e tra quelli che possono essere sia bianche che rossi tutti i vini dei Colli bolognesi, di Faenza, di Parma e Rimini e il Reggiano.

Che la Gola sia con voi, tre le strade meravigliose di questa città, così Dotta, così Grassa.

Alcuni delgli hotel a Bologna più graditi ai nostri utenti:

Foto di stuart_spivack

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A proposito dell'autore di questo post

Giornalista professionista, appassionato di animali e viaggi, cibo e informatica. Sognatore di professione, cerco di rendere migliore questo mondo raccontando e raccogliendo le piccole esperienze quotidiane che messe insieme fanno una vita. I miei figli dicono che è più facile saltarmi che girarmi intorno. Ma quella è solo apparenza. La sostanza è una costante attenzione per le cose belle e buone che questo mondo ci mette tutti i giorni nel piatto.



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