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Pubblicato il marzo 19, 2013 | da Sergio

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Una Wedding Photographer al Wppi Expo

Il viaggio a Las Vegas della nostra amica Erica per partecipare al Wppi è cominciato come un film. L’arrivo in aereo ha avuto un che di magico: un mare di luci in mezzo al deserto proprio come nella descrizione che tutti fanno di Las Vegas, un enorme Luna Park.

A lei e a Marco, suo marito e compagno di viaggio, si è aperto davanti agli occhi un altro mondo. Una veloce corsa in taxi (“devi essere veloce a pagare e a fare il calcolo della percentuale per la  mancia che vuoi lasciare”) e poi l’arrivo in albergo dove hanno assistito alla più classica scena da film tipo ‘Una notte da Leoni’: da una Limousine è sceso un gruppetto di ragazzine scatenate già scalze ed ubriache alle 19 di sera che urlavano come matte. “Il primo urlo di una lunga serie di urli che sentiremo in questi giorni! Non siamo riusciti a capire se l’urlo per gli americani sia più liberatorio o motivazionale. Ma urlano tanto, veramente tanto”.

E poi l’ albergo, ancora e sempre come nei film, da Via da Las Vegas a Ocean Eleven: giusto il tempo di superare la reception e poi slot machine, tavoli da Black Jack, musica alta e rumori di ogni genere. Alle persone di tutte le nazionalità che affollano i locali è ancora permesso fumare sorseggiando una birra. Da buoni turisti, i Nostri non si sono fatti mancare un tour tra gli alberghi di Las Vegas, per vedere il famoso Hotel New York-New York, un gruppo di grattacieli con la riproduzione della statua della Libertà e dalle Montagne russe installate all’interno, ma anche quelli con le copie di alcuni edifici come la Tour Eiffel, una piramide egiziana e il villaggio da fiaba di Excalibur.

L’avventura vera e propria è cominciata la mattina seguente alle 7 con l’arrivo in Fiera: registrazione, ritiro badge ed iscrizione ai corsi, con tutti i partecipanti che corrono avanti ed indietro per l’albergo che ospita l’evento e poi lunghe file per entrare ai vari seminari.

Primo commento di Erica: “Non sono mai stata un genio delle lingue, ma con l’inglese me la sono sempre cavata senza troppi sforzi: la concentrazione è massima, parlano velocemente, stretto stretto e concitato, faccio veramente fatica a capirli!”. La testa le scoppia (sono passati solo 10 minuti) ma per fortuna lo speaker è davvero bravo e così nella mente di Erica iniziano ad accavallarsi mille e ancora mille idee (sono passati solo 30 minuti).

Gasatissima vado al secondo seminario. Argomento: la gestione dei prezzi e dei pacchetti, tema molto complesso e delicato, e a volte in Italia anche un tabù”. Marco ogni due per tre la tampina con espressioni tipo “Vedi? tu fai così!“, “Ecco la prossima volta fai così!“, “Dobbiamo cambiare anche questo“, “Ascolta, ma se facessimo come dice lui?”. La povera Erica presa nel tourbillon decide a questo punto che è meglio registrare con il microfono, immagazzinare tutte le informazioni possibili, concentrarsi sui punti salienti e lasciare l’elaborazione come compito a casa. “Corri come una disgraziata tra un seminario e l’altro e cerchi di trattenere il più possibile, tutte le nozioni che credi porteranno il tuo lavoro ad un livello superiore. E in tutto questo crei mille contatti con le persone, da quello che ti sta seduto a fianco al relatore”.

Ma non è facile stare dietro a tutto perché a questo appuntamento, unico al mondo, non manca nulla. Tutto attrae e tutti cercano di attirare l’attenzione di Erica e del suo compagno mostrando loro l’inimmaginabile: attrezzature, programmi, vestiario, album di ogni genere. Il fatto di essere italiani diventa catalizzatore di interesse: “Awesome I love Italy!!“, è un continuo.

Ma Erica ha uno scopo ben preciso e lo persegue a spada tratta. Lo scopo è fare “networking” e creare nuove “connections”. E quali occasioni migliori se non gli eventi e le feste danzanti organizzati sia durante la manifestazione che dai vari espositori? E quindi anche alla sera si corre da una parte all’altra perché la curiosità è tanta.

Perché non c’è nulla da fare, il mercato del wedding photography, negli States è tutt’altra cosa rispetto a quello italiano. Più frizzante, più eclettico, più professionale.

All’Expo il prodotto di punta è sicuramente l’album, ma non come in Italia dove l’album più gettonato è quello tradizionale, ma il photobook, ossia un album con le immagini stampate direttamente sulla pagina”. Pochissimi, forse due, gli espositori che propongono ancora solo l’album tradizionale. A seguire non mancano poi fornitori di attrezzatura fotografica, di carte per la stampa, di stampanti, di borse, luci da studio, aziende che forniscono servizi di post-produzione, di gestione amministrativa e commerciale e chi più ne ha più ne metta. C’è chi offre soluzioni alternative, chi propone rivisitazioni di articoli classici e chi offre soluzioni innovative come ad esempio la Square (dal co-fondatore di twitter): “Grazie a questo strumento potremo trasformare il nostro device mobile (iphone, ipad) in un vero e proprio lettore di credit card.

Il fotografo di matrimonio, essendo un libero professionista, per la maggior parte delle realtà è un “one man show“, quindi soprattutto negli Stati Uniti fioccano le soluzioni che aiutano ad agevolare tutto il processo dell’attività sotto ogni aspetto, supportandolo con una vasta gamma di prodotti gestionali, amministrativi, di gestione del marketing, delle opportunità commerciali, ecc.

L’espositore più trendy a mio avviso è stato sicuramente Richard Photo Lab. Si tratta di un laboratorio di sviluppo e stampa di pellicole sito a Los Angeles. Ormai sul mercato da più di vent’anni, ha raggiunto il suo attuale successo proprio grazie allo sviluppo delle pellicole medio formato”. Medio formato e analogico rappresentano un binomio che da queste parti è tornato di moda da un bel po’ di anni e ora pare che abbia raggiunto l’apice del successo. “Sicuramente è un prodotto non così diffuso e anche sofisticato, essendo più costoso del digitale, ma sicuramente gode di un largo consumo, ed anche di gran qualità”.

Da non sottovalutare, sottolinea Erica, è stata anche la scelta di ‘legarsi’ ad un fotografo di prestigio di Los Angeles, Jose Villa.

Richard Photo Lab è riuscito non solo ad essere il riferimento per questo tipo di mercato anche a livello internazionale, ma si è anche proposto come azienda dove i fotografi trovano consulenza di immagine e manageriale a supporto della loro attività”.

Va da sé che all’Expo, a tenere alto il nome della società, ci fosse proprio lui, Jose Villa, con una serie di incontri e di interviste molto informali durante tutto l’arco della manifestazione: “Intervista con l’autore a cui ho assistito essendo sua grande fan e durante la quale ho avuto anche la fortuna di essere estratta ad una mini lotteria”.

Dopo tante emozioni, occasioni professionali, contatti e parole, Erica e Marco si concedono un ultimo giro per tutti gli stand, per fare mente locale sui prodotti che entreranno sicuramente nella loro prossima pianificazione di investimento.

A quel punto è ora di lasciare Las Vegas, la Wppi, l’hotel, le-slot machine, le ragazzine in limousine, le luci della città, le feste e le persone che hanno conosciuto. Il bagaglio al ritorno pesa di più: è pieno di contatti e informazioni. La frase con cui si congedano da una delle città più folli al mondo è tutta un programma, per il futuro: “Tenete una stanza libera. Ci vediamo nel 2014. Di sicuro”.

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A proposito dell'autore di questo post

Giornalista professionista, appassionato di animali e viaggi, cibo e informatica. Sognatore di professione, cerco di rendere migliore questo mondo raccontando e raccogliendo le piccole esperienze quotidiane che messe insieme fanno una vita. I miei figli dicono che è più facile saltarmi che girarmi intorno. Ma quella è solo apparenza. La sostanza è una costante attenzione per le cose belle e buone che questo mondo ci mette tutti i giorni nel piatto.



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