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Pubblicato il febbraio 10, 2014 | da Maurizio Beolchini

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Nomadi Digitali: Armando girare il mondo in camper lavorando online

Dopo il post dedicato alla scoperta del mondo dei nomadi digitali, abbiamo pensato di proporvi alcune interviste a veri e propri digital nomads che hanno deciso di cambiare vita, di inseguire la propria passione per i viaggi e grazie ad Internet lavorare in rete e condividere le proprie esperienze! Siete pronti a seguirci in questa nuova avventura? Oggi tocca ad Armando Costantino, un Film director che da un anno e mezzo in compagnia della moglie Mel, gira il mondo a bordo di un camper Westfalia!

Chi è Armando e che cosa fa nella vita?

Ho sempre fatto molte cose nella vita, ma negli ultimi 20 anni mi sono soffermato sulle arti visuali. Dopo aver finito i miei studi in Accademia, sia in Italia che all’estero, ho cominciato a gironzolare nel cinema e nel mondo pubblicitario. Dal 2001 fino al 2012 ho vissuto in Bulgaria, dove ho accumulato esperienze lavorative nel campo mediatico, dalla TV fino ad arrivare ad Internet.

Che cosa ti ha spinto a lasciare la tua carriera di Film Director per girare il mondo in un camper?

Avevo trovato un punto di stallo gli ultimi anni in Bulgaria, dove il lavoro che mi veniva proposto non aveva più lo stesso gusto e lo stesso interesse, sicuramente volevo qualcosa di più, e ho tirato fuori dal cassetto il sogno che ho sempre avuto fin da piccolo: viaggiare. Viaggiare e lavorare contemporaneamente. Ho venduto i miei averi, dalla collezione di vinili Ska ad una Bolex 16mm e mi sono alleggerito della zavorra e dopo di che ho semplicemente preso il volo. Era giunto il momento di sfruttare le esperienze e la professionalità accumulate durante gli anni e usarle per poter cominciare questa nuova avventura. In viaggio, visitando luoghi diversi, conoscendo gente e costumi differenti ed uscendo dalla monotonia giornaliera.

Com’è la vita a bordo di Mork? Hai tutto il necessario per vivere e lavorare?

Meno vacche possiedi, meno problemi ti porti dietro” è la filosofia giusta per vivere in un camper, viaggiando. Mi sono accorto che per anni ho portato sulle spalle i miei “averi” senza averne realmente bisogno. Posso contare oramai sulle dita di una mano le cose di cui ho veramente bisogno e tutto il resto è solo un bisogno futile e superficiale. Ho il mio computer per lavorare, la mia video camera, un telefono con molte apps per video e fotografia e sopratutto mia moglie. Il camper è dotato di cucina, riscaldamento, frigo, lavandino e 4 posti letto: 2 invernali sotto e 2 estivi sopra, semplicemente alzando la parte superiore del tetto.

Cosa vuol dire essere per te essere un ‘nomade digitale‘?

Libertà è la parola che arriva automaticamente. Essere libero di scegliere il lavoro che mi piace, scegliere l’orario in cui fare il mio lavoro, avere la possibilità di organizzare personalmente la mia giornata e i miei impegni. Il lavoro che facciamo ci piace e stimola la nostra creatività e questo ci rende felici. Nello stesso tempo abbiamo la possibilità di avere tempo per noi stessi e tutto questo succede mentre viaggiamo. Riusciamo a bilanciare il nostro lavoro online, con molte scoperte ed avventure offline. Io poi sono particolarmente social, e la vita on the road mi offre la possibilità di conoscere nuove persone interessanti duranti il viaggio, con cui rimango poi in contatto virtuale in attesa di nuovi incontri, in altri luoghi. Sfrutto le possibilità che Internet offre a livello di risorse lavorative per monetizzare e pagare i costi del viaggio.

Una delle peculiarità del nomade digitale è avere un lavoro”mobile”, è difficile costruire e mantenere collaborazioni on the road?

Sicuramente c’è voluto un po’ di tempo per costruire la mia credibilità su diverse piattaforme per lavoro freelance online, ma ora rende le cose molto più semplici. La prima cosa che metto innanzitutto è la mia professionalità indipendentemente dal tipo di lavoro che trovo o che mi viene proposto. In molti dei casi è comunque semplice: il lavoro viene offerto da clienti che, a parte qualche caso, non conoscerò mai di persona e quindi accettano le regole basilari del lavoro online, basato su una precisa comunicazione email in modo da rendere l’esecuzione del lavoro stesso semplice e produttiva, nelle aspettative del cliente. Per quanto riguarda la connessione abbiamo trovato svariate soluzioni, in base al paese dove ci trovavamo: devo dire che ormai il wi-fi è il minore dei problemi, lo si trova oramai ovunque. Oppure l’ultima nostra soluzione è un device wi-fi: in ogni paese dove ci fermiamo possiamo comprare una sim card data con diversi GB di traffico e il dispositivo dà l’accesso necessario che ci serve.

Come riesci a sopravvivere economicamente e quale budget hai a disposizione per continuare a viaggiare?

Non ho chiaramente uno stipendio fisso mensile, ma uno stipendio formato dai diversi lavori che faccio durante il viaggio: al momento lavoro oramai da più di un anno per una società di NY per cui produco e metto online sul loro sito piccole clip su negozi o posti interessanti in diverse città del mondo. Un lavoro che si sposa perfettamente con il mio viaggio. Un’altra sorgente di income e su un sito di stock video, dove da anni faccio upload di svariati video: nuvole, paesaggi, traffico cittadino e via dicendo. Chiaramente anche in questo caso il viaggio stimola la creatività e offre la possibilità di riprendere soggetti diversi ed interessanti. Tramite alcune piattaforme di lavoro online ho realizzato dei filmati per un video artista svizzero, piuttosto che piccoli editing video per un’imprenditrice Americana. Ogni lavoro è una nuova sfida e un nuovo interesse verso qualcosa di nuovo. E tutto ciò è possibile trovarlo e realizzarlo online. Adesso dopo il lancio del nostro sito Westfalia Digital Nomads, dopo più di un anno di blogging cercherò di dare più spazio ai miei lavori personali che con il tempo porteranno un altro income.

Quali luoghi hai già visitato e qual è quello che ti ha emozionato di più?

Al momento rimaniamo in Europa, anche se i piani per il futuro sono di continuare il nostro viaggio oltreoceano. In particolare ci sono due luoghi che mi hanno colpito fino ad oggi: il primo è Meteora, un luogo spirituale che si trova nella Grecia centrale. Il secondo è il canyon di Cavagrande in Sicilia.

Hai mai avuto qualche problema serio durante i tuoi viaggi? Come sei riuscito a superarlo?

Al momento non abbiamo avuto problemi “seri”, ma semplicemente problemi che accadono tutti i giorni: la batteria a terra, rimanere impantanati nel delta di un fiume e venirne fuori grazie all’aiuto di cacciatori muniti di Jeep, aver subito un furto a Praga…insomma niente di diverso o realmente serio. Fortunatamente!

Ci sono stati dei momenti in cui hai avuto dei ripensamenti sul tuo attuale stile di vita e saresti voluto tornare indietro?

Assolutamente no, sono felice della scelta che ho fatto. Ho scelto di viaggiare e successivamente il termine nomade digitale mi si e appiccicato addosso. Questa vita sicuramente mi dà qualcosa che la vita precedente non riusciva a darmi: la felicità. Penso non ci sia miglior ricompensa per la strada che ho intrapreso.

Hai qualche consiglio da dare a chi come te vuole diventare un nomade digitale?

Noi probabilmente usciamo anche fuori dai canoni del nomadismo digitale, essendo doppiamente nomadi. Per chi ha l’interesse nel viaggio e nell’avventura sicuramente ci sono molte strade percorribili. Innanzitutto trovare le proprie skill da poter “vendere” online e a piccoli passi cominciare a spostarsi, anche semplicemente da casa al bar sottostante dove hanno wi-fi. Costruire una credibilità ed una professionalità online in modo da aprire sempre più facilmente nuove porte.

P.S.: Sei anche tu un nomade digitale come Armando e vuoi far conoscere la tua storia? Scrivi un commento qui sotto e saremo ben lieti di contattarti e di proporti un’intervista!


A proposito dell'autore di questo post

Un'amica giornalista mi chiamò nell'87 architetto pentito perché dopo l'esame di stato passato con 40 avevo scelto di aprire un Pub. Poi nel 2000 in piena bolla Internet ho finalmente scoperto che la birra irlandese era migliore di quella di Porta Romana e dopo avere venduto tutto su Ebay come Matteo Caccia sono partito per Dublino. Dopo quindici anni di andarivieni mi è pure passata la paura del volo e sento fratello questo leggendario popolo irlandese a metà tra il pragmatismo inglese ed il possibilismo napoletano!



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