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Pubblicato il aprile 24, 2016 | da Maurizio Beolchini

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Arcipelago Toscano: sette isole di rara bellezza

Non capita a tutte le terre di avere origine da una Dea, e parliamo nientemeno che di Venere – Afrodite. Narra la leggenda infatti che nascendo già splendida donna dalla spuma (afros) del mare nell’uscire dall’acqua chinò il capo ed il busto per allacciarsi i calzari ed in quel gesto le scivolò dal collo una collana di sette pietre preziose. Quelle sette pietre non caddero nel Peloponneso, che di isole ne aveva già tante, ma rotolarono fin qui nel Tirreno tra Livorno, Pisa e Grosseto dove diedero origine alle isole dell’arcipelago toscano.

Anche la versione di Omero, affidabile testimone delle avventure di dei e semidei, concorda nella collana caduta in mare che ha generato con le sue gemme le sette isole dell’arcipelago. La bellezza di queste isole dalla natura ancora selvaggia e spesso incontaminata ed il clima secco donano loro un’aura se non divina certamente speciale o meglio imperiale.

Infatti lo stesso imperatore Napoleone tra i tanti luoghi possibili venne mandato in esilio proprio sull’isola d’Elba. E si capisce dunque come migliaia di turisti italiani ed europei scelgano ogni anno queste isole per le proprie vacanze.

Montecristo, tutto il fascino di una natura incontaminata

Nonostante sia una delle isole più piccole dell’Arcipelago Toscano è una delle più visibili dalla costa tirrenica per la sua elevata altezza sul livello del mare. Montecristo infatti è uno scoglio granitico che raggiunge i 645 m sul Monte della Fortezza e ricorda per conformazione le Dolomiti alpine.

Ha una superficie di soli 10 kmq uno sviluppo costiero di 16 ed il suo interno è costituito da numerose valli che dalla cresta montuosa scendono ripide verso il mare con grandi lastroni di granito che non offrono nessuno spazio per ormeggiare al di fuori di Cala Maestra. Del resto l’ormeggio, la sosta, la balneazione e la pesca anche subacquea sono assolutamente proibiti entro un raggio di 1000 metri.

Isola di Montecristo

La flora è la tipica bassa macchia mediterranea ricca di eriche, rosmarino e cisti con diverse piante di leccio concentrate vicino all’omonima cima. La fauna si caratterizza per la netta prevalenza della capra di Montecristo la cui origine rimanda ai primi navigatori forse greci o fenici. Sono presenti diversi rettili tra cui anche la vipera. Sulle rocce alte nidificano diverse colonie di uccelli marini tra cui la più curiosa è la Berta minore, simile ad alcune razze presenti nelle isole dell’estremo nord. La popolazione dell’isola è composta dalla famiglia del guardiano e due guardie forestali che abitano negli antichi edifici vicino alla villa Reale di cala Maestra.

Giannutri, l’isola più bella dell’Arcipelago Toscano

È una stretta mezzaluna di roccia e terra lunga poco più di 2 chilometri per cinquecento metri di larghezza eppure ha ben due approdi: Cala Spalmatoio e Cala Maestra, e durante la lunga estate vi abitano centinaia di turisti ed addetti alle varie residenze e servizi. Il fondo roccioso contribuisce a mantenere l’acqua cristallina e al tramonto si riescono a seguire fino al fondo le catene delle ancore calate di poppa dalle tante barche che dondolano in rada. Giannutri si raggiunge in traghetto da Porto Santo Stefano o con il battello in partenza dall’Isola del Giglio.

Giannutri

L’isola è coperta dai i classici pini d’Aleppo, dai ginepri e dalla bassa macchia mediterranea, mentre la fauna è limitata a diverse colonie di uccelli marini e coppie di gabbiani reali. Non è possibile sbarcarvi in automobile che peraltro risulterebbe del tutto inutile perché l’unica strada percorribile è quella che unisce le due calette superando la collina e si percorre a piedi in mezz’ora. Alcuni indicano Giannutri come la più bella isola dell’arcipelago e complice un po’ la sua dimensione ridotta è certamente la meno commerciale di quelle turistiche. Alla sera dopo la partenza dell’ultimo battello per il Giglio, i pochi che anche in alta stagione vi abitano incontrano solo i proprietari delle barche ormeggiate e questo crea un’atmosfera unica ed originale nel panorama marino italiano.

Va ricordato che lo sbarco sull’isola è comunque condizionato dall’acquisto di un ticket di € 3, per i soli adulti, che serve a limitare e mantenere sotto controllo la quota di visitatori giornalieri.

Capraia, il paradiso dei sub

Sono più di 400 i residenti dell’isola di Capraia, che d’estate diventano migliaia tra gli ospiti degli alberghi, delle poche abitazioni a disposizione dei turisti e dei campeggi. Nella lunga stagione estiva gli oltre 30 chilometri di costa sono affollati dal numeroso popolo marino che se non trova ospitalità nel porticciolo sotto la rocca del Forte di San Giorgio si ferma in rada nei pressi del porto vecchio o di una delle tante calette dell’isola.

Capraia è infatti la più marina delle isole toscane trovandosi a 64 km da Livorno che si percorrono in oltre due ore di traghetto, 53 da Piombino ed a soli 31 dalla Corsica. Sebbene sia tecnicamente possibile non è permesso sbarcare in automobile senza autorizzazione e del resto gli unici 800 metri di strada dal porto alla città alta sono comodamente serviti dall’autobus.

Capraia

Il suo sviluppo in lunghezza da punta Teglia a nord a punta dello Zenòbito a sud è di soli 8 chilometri per una superficie complessiva di 20 kmq. Come le altre isole dell’arcipelago al suo interno si sviluppa una piccola cresta montuosa che la attraversa da nord a sud e culmina nei 447 metri del Monte Castello generando numerose valli, alcune delle quali ospitano piccoli ruscelli sorgivi.

L’origine vulcanica è addirittura manifesta nei coni ancora visibili a punta dello Zenobito ed a Cala Rossa e nella struttura rocciosa e ripida delle sue coste spesso a picco sul mare e quasi totalmente prive di spiagge sabbiose. Se questo può essere un inconveniente per il bagnante più tradizionale contribuisce invece a farne un paradiso per i subacquei che trovano ambienti marini intatti di straordinario interesse già a pochi metri dalla riva o attorno agli isolotti che circondano Capraia: Peraiola, Le Formiche, Lo Scoglione, lo Scoglio del Gatto, e lo Scoglio della Manza. Da segnalare anche il vecchio carcere sulla rocca, abbandonato da decenni, ma visitabile su appuntamento.

Gorgona, l’isola più piccola dell’Arcipelago Toscano

Si tratta di un’isola carcere ed al momento le visite turistiche non sono permesse né vi sono servizi di traghetti di collegamento. Durante la stagione estiva sono comunque numerose le barche da diporto che navigano lungo la costa e si fermano in rada nelle sue vicinanze trovandosi lungo la rotta naturale che unisce la costa toscana alla Corsica, una delle più frequentate del Mar Tirreno.

Gorgona

Oltre al carcere vi è comunque un piccolo borgo di pescatori con poche decine di abitanti residenti e, con i suoi 3 chilometri di lunghezza per due di larghezza, è la più piccola delle isole abitate dell’arcipelago. Già Dante del resto ne narrava la sua natura non proprio ospitale facendone la prigione del conte Ugolino della Gherardesca e della sua sfortunata famiglia: “muovasi la Capraia e la Gorgona, e faccian siepe ad Arno in su la foce…

Pianosa, isola carcere tra viti e ulivi

Pianosa è un’altra delle isole carcere dell’Arcipelago Toscano, ma dopo oltre un secolo di “attività” il penitenziario è stato chiuso nel 1998 e da allora l’isola è visitabile con percorsi guidati partendo da Rio Marina o Marina di Campo. E proprio da quest’ultima è facile riconoscere all’orizzonte la sua sagoma piatta che si alza di pochi metri dalla superficie del mare, infatti il punto più alto dell’isola raggiunge a stento i 30 metri.

Pianosa

Ancora oggi però è necessaria l’autorizzazione per visitarla, ma si ottiene senza formalità presso la capitaneria di Campo nell’Elba. Nei centocinquant’anni di vita del penitenziario, l’isola è stata dissodata e coltivata da generazioni di galeotti per cui adesso sono numerose le colture di viti e di olivi che hanno rubato spazio e terra alla classica macchia mediterranea. La costa è rocciosa con lunghi tratti sabbiosi come a Cala San Giovanni che ospita la spiaggia più vasta dell’isola ed i resti di una villa romana.

L’Isola del Giglio, un paradiso tra terra e mare

L’Isola del Giglio, sebbene tristemente nota per l’inchino della Costa Concordia, è un piccolo paradiso tra terra e mare che ricorda certe isole davanti alla Provenza raccontate da Simenon, forse proprio Porquerolle nell’arcipelago di Hyères. Qui come in qualunque altra isola l’arrivo del battello dal continente è sempre un evento, in particolare fuori stagione, perché scarica merci, giornali, amici, figli.

L’isola del Giglio è per l’appunto raggiungibile durante tutto l’anno con un’ora di traghetto da Porto Santo Stefano, ma durante l’estate non è permesso sbarcare in automobile. I traghetti ed i battelli turistici attraccano a Giglio Porto, il principale approdo dell’isola, da dove è possibile raggiungere in bus qualunque località in breve tempo. Se siete fra quelli che non resistono al fascino del mare e adorano la vita di bordo, i nostri amici di www.marmaglia.it organizzano tutto l’anno divertenti weekend in barca a vela all’Elba, all’Isola del Giglio e in tutto l’Arcipelago Toscano, con loro non sarà un problema raggiungere anche le calette più nascoste e meno frequentate.

Il Giglio è la seconda isola per dimensioni dopo l’Elba ed ospita 1500 residenti quasi tutti raccolti a Giglio Porto. Durante la stagione estiva si contano però migliaia di ospiti tra campeggi, alberghi, abitazioni e barche. Come le altre isole dell’Arcipelago Toscano, l’interno è prevalentemente montuoso con la vetta maggiore nei 500 m di altezza del Poggio della Pagana, lo sviluppo costiero è di 27 km con prevalenza rocciosa, ma le poche splendide spiagge sono molto amate dai turisti come Campese, la maggiore, e Arenella, Cannelle e Caldane sul versante orientale verso il continente.

Giglio

Nei secoli la popolazione ha letteralmente rubato il ripido terreno alla montagna creando terrazzi che hanno spesso sostituito la macchia di erica, corbezzolo e caprifoglio e le piante di leccio o di sughere con un’agricoltura a terrazzamento, simile per alcuni versi a quella ligure. Una delle coltivazioni tipiche è la vite che produce l’uva Ansonica dalla quale si ricava un vino DOC dalla gradazione elevata e dal sapore tipicamente secco e piacevolmente asprigno che si può degustare solamente sull’isola. Attenti però a non esagerare perché va giù che è una meraviglia e si racconta ogni stagione dei turisti che dopo la prima e la seconda caraffa non erano più in condizioni di alzarsi.

Mentre a Giglio Porto solitamente risiedono i proprietari di barche o frequentatori degli alberghi più lussuosi, al Campese ad al Castello è facile trovare affittacamere a buon mercato e campeggi, oltre a ristoranti dai prezzi accessibili. Molti ristoratori poi effettuano anche un efficiente servizio di taxi nautico accompagnando il turista allo scoglio o alla caletta preferita ed andandolo a riprendere a sera o dietro chiamata telefonica, in cambio si accontentano di averli ospiti a cena ed il baratto è assolutamente win- win!

Per concludere sorridendo ricordiamo l’avventuroso tentativo di trasformare l’isola del Giglio in una specie di Isola di Man italiana applicandovi regolamentazioni fiscali più favorevoli alle società di quelle considerate sulla terraferma. Peccato che a parte il mare mancasse tutto il resto, dalla competenza alla buona volontà fino al mercato finanziario britannico primo in Europa, meglio così se no si sarebbero bevuti oltre che i nostri soldi pure tutto il vino!

Isola d’Elba, ideale per una vacanza con i bambini

L’etrusca Aethalia è la terza isola italiana dopo Sicilia e Sardegna ed in qualche modo questa sorella minore porta in Toscana, nonostante mille chilometri di distanza, anche un po’ del clima secco e solare delle isole maggiori.

L’isola d’Elba per la sua vasta dimensione e, nonostante la relativa vicinanza al continente, resta una specie di repubblica isolana molto più vicina alla cultura di Sardegna e Sicilia che a quella toscana. Forse anche per la curiosa quantità di famiglie che dalle isole maggiori hanno traslocato qui business e bagagli. Sarà accaduto per la sostanziale ricchezza portata dal turismo che qui all’Elba è di livello medio alto ed attinge esclusivamente tra le province lombarde, la Germania e l’Olanda.

È possibile raggiungere l’Isola d’Elba in traghetto tutti giorni, più volte al giorno e per tutto l’anno con un’ora giusta di navigazione tra Piombino sul continente e Portoferraio, Rio Marina, Porto Azzurro e Cavo. È inoltre possibile durante la stagione estiva raggiungere l’isola in aereo partendo da Pisa ed atterrando all’aeroporto situato alle spalle della spiaggia di Marna di Campo che si sorvola a bassa, anche bassissima quota.

Elba

Tutte le località dell’Isola d’Elba e le calette sono raggiungibili con autobus di linea, essenziali durante l’estate perché il parcheggio è ovviamente vietato o comunque materialmente impossibile come nella maggior parte delle località di mare.

Le località sulla costa sono ovviamente le più appetibili per il turista che decide di prenotare un hotel all’Isola d’Elba tra le più famose e rinomate la Tres-chic Marina di Campo o la più nautica Porto Azzurro, la quasi urbana Portoferraio o la riservata Cavoli con la sua spiaggetta degna di Montecarlo. Le località con le spiagge più belle, tra cui la stessa Marina di Campo, ma anche la più selvaggia ed isolata Lacona, sono una calamita irresistibile per le famiglie con bambini di qualunque età. Ed effettivamente l’Isola dell’Elba è adatta ad una vacanza con i bambini: spiagge digradanti quasi riminesi, pulizia, tranquillità e natura a cui non manca una relativa mondanità e shopping di alta qualità.

Il problema semmai sussiste quando i bambini crescono e girano di notte su moto e motorini da una discoteca all’altra dell’isola lungo le strade non certo agevoli. Strade che si sviluppano quando possibile sulla costa con panorami mozzafiato e curve a cinquanta metri di altezza sul livello del mare, ma spesso anche attraverso l’interno per unire più rapidamente località tra le diverse sponde dell’isola come Portoferraio e Marina di Campo o Procchio, Marciana e Porto Azzurro.

L’interno dell’Elba ha una conformazione del tutto diversa dalle altre isole dell’arcipelago, sia per la vastità di 223 kmq che per i boschi rigogliosi di pini marittimi e lecci secolari che giungono fino al mare, ma soprattutto per i borghi antichi che per difendersi dai pirati venivano costruiti sulla cima dei colli più alti. Questo è il caso di Capoliveri, località tra le più belle dell’Isola d’Elba, caratterizzata da stradine medievali e palazzi storici incastonati a 170 metri di altezza con una vista sul mare a 360° e ben 4000 residenti.

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A proposito dell'autore di questo post

Un'amica giornalista mi chiamò nell'87 architetto pentito perché dopo l'esame di stato passato con 40 avevo scelto di aprire un Pub. Poi nel 2000 in piena bolla Internet ho finalmente scoperto che la birra irlandese era migliore di quella di Porta Romana e dopo avere venduto tutto su Ebay come Matteo Caccia sono partito per Dublino. Dopo quindici anni di andarivieni mi è pure passata la paura del volo e sento fratello questo leggendario popolo irlandese a metà tra il pragmatismo inglese ed il possibilismo napoletano!



One Response to Arcipelago Toscano: sette isole di rara bellezza

  1. Alessio says:

    Ottima descrizione delle isole

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