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Pubblicato il Aprile 9, 2014 | da Giovy

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York e la sua anima vichinga

C’era una volta una zona del nord della Gran Bretagna, perché formalmente l’Inghilterra non esisteva ancora. Era una zona tra due fiumi, con buoni campi e un clima non proprio terribile. Arrivarono i Romani, attorno al 71 D.C e posero un accampamento che ben presto si ingrandì e divenne una piccola città. Il console romano la chiamò Eboracum.

La città ebbe vita tranquilla fino al V Secolo D.C. e vide passare legioni su legioni, dirette verso il Vallo di Adriano per combattere i Caledoni e i Pitti. In quest’epoca i Romani cominciarono a lasciare la Gran Bretagna e la città restò un po’ in balia del caso e delle scorribande fino a che non vi si stabilirono delle tribù anglosassoni.

Arrivò l’ottavo secolo e arrivarono i Vichinghi. Eboracum era diventata Eofor-wic e, con gli uomini venuti dal nord divenne Jorvik. Tornò a splendere di commerci e gente e divenne un centro molto attivo e popolato.

Gli anni passano in fretta e col Medioevo Jorvik diventa York, la pianta romana resta, così come il retaggio vichingo. Molti arrivano qui e guardano straniti i nomi delle vie: Saint Peter’s gate, Coppersgate, Ousegate… perché le vie qui si chiamano “Gate” e porte “Bar”? Non confondetevi con la parola “cancello”, quel “gate” arriva dal vichingo “gatan”che vuol dire via! Lo stesso vale per Bar, che è una parola presente nelle antiche lingue nordiche.

York è una città che merita almeno 3 o 4 giorni per essere esplorata per bene, malgrado le dimensioni contenute. Solo il Minster, la sua cattedrale, vi prenderà qualche ora. Questa cattedrale è seconda per importanza solo a Canterbury. York è una città che spesso si candidò ad essere la più importante del Regno. Basti pensare ai tanti York famosi come Riccardo III.

Dinastie a parte, camminare per le vie di York aiuta ad assaporare la storia e questo avviene in maniera molto decisa quando si passa dalle parti del Coppergate. Qui si trova un museo che non ha pari nel suo genere: si chiama Jorvik, proprio come il nome Vichingo della città. Si tratta di un centro nato da poco, dopo che negli anni ’70 vennero riportati alla luce tantissimi manufatti vichinghi e addirittura un pezzo intero del villaggio fondato dagli uomini venuti dal Nord. Il museo è estremamente interattivo ed è una vera e propria esperienza: grazie a approfonditi studi di archeologia sono stati recuperati non solo manufatti ma anche profumi, odori e l’atmosfera che regnava nel villaggio vichingo. La visita merita il viaggio e vi consiglio fortemente di prenotare il biglietto online: eviterete la fila e sarete sicuri di entrate. Jorvik è uno di quei luoghi adorati dagli Inglesi che amano andare a fondo nella propria storia, ma viene spesso snobbato dal turista straniero che, superficialmente, si accontenta del Minster e degli Shambles, i vicoli medievali che hanno reso famosa questa città inglese.

Io, per quel che mi riguarda, non sarei mai uscita da quel museo e mi sarei lasciata ancora inebriare dal dolce profumo di Idromele… un qualcosa che i Vichinghi sapevano fare molto bene.


A proposito dell'autore di questo post

Travel blogger e scrittrice freelance: classe 1978, sbrindola, poliglotta e viaggiatrice per indole. Nasco e cresco in Veneto, divento grande in Svizzera per poi coltivare le gioie del cuore in Emilia. Mi piace viaggiare con i mezzi pubblici, con gli occhi ben aperti e con il cuore curioso. Ho una passione sfrenata per le Isole Britanniche e per i piccoli luoghi che non aspettano altro che essere raccontati.



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