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Pubblicato il Marzo 5, 2014 | da Giovy

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La Cina all’alba

Se c’è una cosa (tra le tante) che ho imparato girando il mondo è che ci sono zone, città, nazioni, regioni che cambiano molto il loro aspetto a seconda delle ore del giorno in cui le viviamo.

Ho un ricordo bellissimo, per esempio, di Madrid all’alba. Sembrava un’attrice stanca, ma soddisfatta, senza trucco e molto vulnerabile. L’alba è il momento che preferisco di più, ovunque io mi trovi. Quando è estate e devo scrivere qualcosa di bello, mi sveglio molto presto, spalanco le finestre e assaporo il mattino che nasce.

Durante il mio viaggio in Cina non mi sarei mai aspettata di vivere delle albe tanto intense. Quell’avventura era nata per caso per andare a trovare un’amica che si trovava a Pechino per fare la tesi. Non chiedetemi come mai, ma io e 2 amiche siamo finite in mezzo ad un viaggio del gruppo degli alpini del mio paese natale. Tutto questo per riuscire ad ottenere il visto in modo più veloce e sicuro.

L’inizio di quel viaggio fu già un’avventura, ma lo divenne ancora di più quando atterrata a Pechino mi ritrovai per la prima volta a non riuscire ad esprimermi in nessuna lingua da me conosciuta.

Fuso orario e voglia di esplorare mi avevano tenuta sveglia e fu così che arrivai a vivere la mia prima alba cinese. Era freddo perché era marzo e mi avviai nella penombra verso Piazza Tian’anmen. Quella piazza mi sembrò una nazione intera data la sua grandezza e camminai a passo svelto fino al pilone della bandiera. Lì vidi almeno 3 scolaresche sull’attenti e ferme nelle loro divise, malgrado il freddo. Io venni squadrata come fossi un alieno e forse ai loro occhi lo ero… con quei capelli ricci castano chiaro tutti arruffati così diversi dai loro drittissimi capelli scuri cinesi. Quel giorno vidi l’alza bandiera in piazza Tian’anmen e mi sentii un po’ smarrita e anche emozionata.

La mia seconda sensazionale alba in Cina fu quella di Chengde, una piccola città della Manciuria dove tra vento, freddo e buio pesto, mi alzai dal letto alle 4 per raggiungere il Piccolo Potala, il tempio buddhista più importante di quella zona della Cina. È un luogo esattamente uguale al Potala di Lhasa e vi risiede un’autorità molto importante per i buddhisti cinesi. Lì ebbi la magnifica opportunità di ascoltare i monaci pregare, con le loro voci gravi e quei mantra che sapevano far vibrare anche la mia anima. Che voi siate credenti o spirituali che dir si voglia poco importa. Un’esperienza come quella del Potala di Chengde fa bene all’anima e alla vita. La mia seconda alba cinese nacque con la potenza di una preghiera. Io me ne stavo infondo al tempio, seduta a terra con la schiena appoggiata al muro… e mi sembrava di avere il mondo intero nelle mie mani.

La terza alba cinese mi insegnò, invece, che dentro al caos c’è l’armonia. Ero tornata a Pechino dopo aver peregrinato verso la Mongolia e portavo con me la grandezza del deserto dei Gobi. Tutto era cambiato dalla mia partenza, io ero cambiata anche se erano passati solo 15 giorni o poco più.

Mi svegliai ancora prima del sole perché era il mio ultimo giorno in Cina e lo volevo vivere alla grande. Volevo tornare in piazza Tian’anmen, ma venni rapita da qualcosa che mi fermò prima di arrivare alla piazza. Vidi un gruppo di signori anziani avvolti nella nebbia del mattino attenti nell’eseguire i loro esercizi di Tai Chi. Io non sono mai stata un’amante del Tai Chi, dello Yoga e di tutto queste cose orientali, ma venni rapita da quei movimenti che, in quell’istante, sembravano essere la cosa più fluida e armonica di tutto l’universo. Credo rimasi lì una mezz’ora o poco più e invidiai tutto quel senso di perfezione che quegli esercizi stavano mettendo davanti ai miei occhi. La nebbia svanì, io tornai in hotel con un sorriso grande misto alla tristezza del dover rifare lo zaino per tornare a casa in Italia.

La Cina che più ho amato è quella che si è mostrata ai miei occhi all’alba, quella che ha saputo risvegliare il mio torpore per farlo diventare qualcosa di bello da tenere nel cuore.

Foto di Euro News


A proposito dell'autore di questo post

Travel blogger e scrittrice freelance: classe 1978, sbrindola, poliglotta e viaggiatrice per indole. Nasco e cresco in Veneto, divento grande in Svizzera per poi coltivare le gioie del cuore in Emilia. Mi piace viaggiare con i mezzi pubblici, con gli occhi ben aperti e con il cuore curioso. Ho una passione sfrenata per le Isole Britanniche e per i piccoli luoghi che non aspettano altro che essere raccontati.



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