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Pubblicato il aprile 2, 2014 | da Giovy

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Vienna e la sua secessione

Esistono molte città “tematiche”, ovvero luoghi dove si possono seguire i percorsi delle molteplici identità presenti in quella data città. Vienna è una città che, molto più di altre, mi è sembrata tematica fin da quando la conobbi per la prima volta.

Conobbi la capitale dell’Austria quando ero piccola e poi la rividi ai tempi delle superiori. In quel tempo ero invasata all’ennesima potenza della pittura di Klimt e quella di Egon Schiele. A dire il vero, invasata di questi due geni lo sono ancora ma, quando andai a Vienna a metà anni ’90 non vidi l’ora di trovarmi al cospetto del famoso “Bacio” di Klimt e delle immagini espressioniste e potenti di Schiele. Ricordo ancora l’incontro con Klimt e quella pelle d’oca che mi percorse fino alla schiena.

La settimana scorsa, a quest’ora, ero a Vienna ed ero dentro alla Secessione, ovvero quel museo che per primo ospitò i capolavori dei pittori dello Jungendstil e dell’Espressionismo.

Vienna è una città per tutti i gusti: per i romantici c’è la storia di Sissi e dell’Imperatore Franz Joseph, con i giardini di Schönbrunn e quell’amore tanto falsato dai film tedeschi degli anni ’50. Per i buongustai c’è ogni ben di Dio, dalla Schnitzel, alla Sacher per finire con lo streetfood.

I musei sono così tanti e così interessanti che per visitarli occorrerebbero 10 giorni di fila.

Vienna è poi una città che sa di musica in ogni sua parte, così tanto intensamente da vedere delle vecchiette emozionate accendere un cero di preghiera sulla tomba di Beethoven, Mozart oppure Strauss.

Vienna per me è sempre stata una di quelle città capaci di segnare un punto di rottura: dentro la mia mente si intersecano mille interessi ma quello che si fa spazio più di altri è proprio legato a quel periodo che fu un fulmine a ciel sereno per la cultura europea: l’inizio del ‘900. Tempo fa scrissi un post sul mio blog nel quale dicevo che Vienna per me è Secessione e riconfermo questo mio pensiero.

Vienna è una città che ha ancora addosso quell’impronta austera e così ottocentesca di un impero che fu tra i più grandi d’Europa, ma è anche una città che continua totalmente a mettersi in discussione e si rinnova, in virtù di quello spirito proprio dello Jungendstil che, malgrado siano passati 100 anni, non smette di alimentare arte, cultura e azioni delle persone. E quello spirito si chiama proprio Secessione.

Provate a fare un salto in Karlsplatz. Sedetevi su di una panchina di Ressel Park e guardatevi attorno: vedrete il Liberty, vedrete edifici che riportano il nome di Karl Joseph e una chiesa barocca immensa (San Carlo) vi guarderà la spalle. Magari proprio vicino alla vostra panchina osserverete straniti dei container, piazzati lì, in mezzo al parco. Guardandoli attentamente vedrete che quei container non sono lì per lavori del comune o cose simili. Sono un laboratorio artistico mobile. E tutto questo è magnifico.

Vienna è una città che ha ancora voglia di sentir bollire l’acqua di cui è composta. E ognuna di quelle bolle genera futuro e meraviglia. Lunga vita alla Secessione Viennese!


A proposito dell'autore di questo post

Travel blogger e scrittrice freelance: classe 1978, sbrindola, poliglotta e viaggiatrice per indole. Nasco e cresco in Veneto, divento grande in Svizzera per poi coltivare le gioie del cuore in Emilia. Mi piace viaggiare con i mezzi pubblici, con gli occhi ben aperti e con il cuore curioso. Ho una passione sfrenata per le Isole Britanniche e per i piccoli luoghi che non aspettano altro che essere raccontati.



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